RECENSIONE
In questo numero speciale di Limes, la rivista italiana di geopolitica, viene fatta un’accurata analisi della situazione mondiale all’indomani degli attacchi terroristici negli Stati Uniti. Vari esperti ci espongono la loro visione delle cose. Nella prima parte si parla di noi, dell’Occidente, di come reagiamo e quali progetti abbiamo nell’ambito di questa nuova guerra. Nelle restanti due parti si parla di loro, dell’Oriente, di come è organizzato il nemico, come i paesi islamici guardano all’evolversi della situazione in Afghanistan e delle ripercussioni che tutto ciò ha in Medio Oriente. Ad intervenire sono giornalisti, esperti militari, antropologi, sociologi e fisici, il che garantisce uno sguardo sulla vicenda da più posizioni e con linguaggi diversi. L’immagine che ne esce è così molto più accurata di quanto non si possa apprendere seguendo telegiornali e leggendo quotidiani, più superficiali.


Aggiungerei che essendo Limes una rivista di attualità, gli argomenti trattati invecchiano rapidamente. Stampato in settembre, questo numero tratta alcuni eventi che allora non erano ancora successi, anche se ormai prossimi: si parla dei bombardamenti sull’Afghanistan prima della loro effettuazione. Ciò non toglie alla rivista importanza ed interesse.


Moltissimo si è parlato e ancora si parlerà degli eventi di quel fatidico 11 settembre 2001. Per alcuni è stata una vittoria del terrorismo ed una “figuraccia” della super-potenza statunitense. Per altri è stato un, seppur doloroso, pretesto per poter avviare un indisturbato processo di rafforzamento politico degli stessi Usa sul piano mondiale e del suo presidente Bush sul piano interno. Certo è che quel giorno ha scosso tutti gli abitanti del pianeta. E qualcosa da allora è cambiato.


Innanzi tutto è cominciata una guerra. E’ una guerra anomala, diversa da tutte quelle precedenti. Infatti le torri del World Trade Center e il Pentagono (simboli rispettivamente dell’economia e delle forze armate americane) non sono stati attaccati da un esercito di uno stato sovrano. Sono stati distrutti da terroristi facenti parte della rete Al Qaida, una sorta di legione straniera basata sul fondamentalismo islamico, con campi d’addestramento specializzati e mezzi economici considerevoli. Ne fanno parte uomini di varie provenienze: sauditi, palestinesi, maghrebini, afghani, ceceni, pakistani ecc., ma anche bosniaci, cinesi e addirittura alcuni occidentali. Anche le sedi di questa rete, da tempo e ora più che mai nel mirino dei servizi segreti di tutto il mondo, sono sparse ovunque, anche in Europa. Per questo, all’indomani degli attacchi terroristici, ci si è posti già il primo dubbio: come reagire? Bisognava trovare immediatamente un obbiettivo da colpire, proprio perché a prima vista mancava l’elemento essenziale per fare una guerra: l’avversario. In tempi brevissimi i vari Bush, Rumsfeld e Powell hanno annunciato di avere individuato il nemico: la rete di cui sarebbe a capo lo sceicco saudita Bin Laden. In seguito, accertato che egli si trovasse in Afghanistan e che il regime dei Talebani si rifiutasse di consegnarlo, e ottenuto il pieno appoggio dei paesi della NATO (con l’invocazione dell’articolo 5 del Trattato, il “tutti per uno”) come alleati storici, della Russia come possibile alleato nuovo e del confinante Pakistan come alleato occasionale (e nel quale sono per questo affiorate violente contestazioni), sono partiti gli attacchi.


Il problema comunque non è così semplice. Il governo dei Talebani ha coperto il nemico ed è perciò diventato un nemico lui stesso. Ma il presidente Bush, ancor prima dell’inizio dei bombardamenti, ha annunciato alcune cose importanti. Per prima cosa ha affermato che questa sarà una lunga guerra (parlando di almeno un decennio di durata), poiché l’avversario non è Bin Laden come tale, bensì il terrorismo internazionale. Infatti lo sceicco è reputato sicuramente come il terrorista più pericoloso per l’Occidente, visti anche i suoi precedenti: è ritenuto responsabile degli attentati alle ambasciate americane di Nairobi e Dar-es-Salaam del 1998 e dell’attacco alla nave da guerra americana Cole nel porto di Aden del 2000. Ciò non significa però che eliminando lui si sarebbe risolto il problema-terrorismo. Bush ha quindi aggiunto che gli attacchi non si limiteranno al suolo afghano, ma che molto probabilmente toccheranno anche altri paesi con governi sostenitori del terrorismo.


Per vedere quali potrebbero essere i prossimi obbiettivi dei missili americani ed europei, diamo uno sguardo alla “lista nera”. Gli Usa designano come Stati sponsor del terrorismo internazionale sette governi: Iran, Iraq, Siria, Libia, Corea